Cenni storici sull'Archivio Storico Civico

Archivio Storico Civico 1

La storia dell'Archivio


Nel corso dei secoli, la documentazione dell'Archivio storico civico ha subito diversi danneggiamenti e smembramenti, a partire dal sacco di Facino Cane del 1410. Nel 1498 il duca Ludovico Sforza diede facoltà ai cronisti Tristano Calchi e Bernardino Corio "perché i privilegi, gli istromenti, gli annali e le altre scritture dell'archivio di questa città ispezionino", concedendo che il detto materiale venisse trasportato a Milano.

Successivamente, durante l'assedio di Pavia del 1527 i soldati del Lautrec "cacciarono per strame sotto i cavalli carte preziose e casse intiere trasportarono in Francia"; nel 1707 il principe Eugenio di Savoia fece asportare le carte del contado pavese ceduto al Piemonte.

Nonostante queste vicissitudini, si deve alle disposizioni di tutela e conservazione emanate dall'Amministrazione comunale e all'opera di riordinamento e inventariazione di diversi archivisti, il fatto che la consistenza attuale dell'Archivio sia comunque considerevole.

Significativa fu l'opera del letterato Siro Comi, nominato nel 1786 ordinatore dell'archivio della Congregazione municipale e in carica, salvo brevi intervalli, sino al 1803. L'archivista, dopo aver riunito tutte le carte nei locali della chiesa di Santa Maria del Carmine, a Pavia, suddivise le carte in filze ed assemblò in ordine cronologico tutti i documenti relativi ad una materia, indipendentemente dall'Ufficio di provenienza dei documenti medesimi.

Gli subentrò nell'incarico l'archivista Visconti che ebbe l'incombenza di riordinare l'Archivio corrente, suddividendolo per materie.

Nel periodo dal 1812 al 1820 sei casse di scritture pubbliche ed amministrative dovettero essere spedite all'Archivio di Stato di Milano e non tutte ritornarono. Nel 1834 la Congregazione municipale incaricò il nobile Vincenzo Beccaria del riordino dell'Archivio, facendo separare le carte antiche da quelle dell'Archivio corrente.

Le preoccupazione di conservare correttamente i documenti più antichi spinse la Congregazione nel 1845, a versare “temporaneamente” all'Archivio notarile e, successivamente, all'Archivio di Stato di Pavia, gli atti del Tribunale di provvisione (1500-1786) ove si trovano tutt'ora conservati.

Nel 1858 l'Amministrazione municipale incaricò il canonico Pietro Terenzio di un ulteriore ordinamento; lo studioso e storico locale se ne occupò con solerzia, ma "introducendo altri criteri, quindi scompaginando gli ordinamenti anteriori, senza venire a capo del nuovo". Mentre cio' avveniva, Carlo Bonetta nel 1864 disponeva per testamento, un legato per l'istituzione di un Museo civico di Storia patria.

Nel 1877 le pergamene comunali vennero trasportate al Museo civico e l'anno seguente fu nominato il nuovo archivista, don Cesare Prelini.

Il 3 aprile 1887, la Biblioteca Bonetta venne aperta al pubblico “con il compito di promuovere gli studi storici, specie quelli che riguardano Pavia e la sua Provincia”. Nel 1892, pervennero i legati di Francesco Reale e Camillo Brambilla e nacque il Museo Civico di Storia Patria in cui conservare i lasciti Malaspina, Bonetta, Reale, Brambilla e il Museo archeologico.

Nel 1894 Rodolfo Maiocchi venne nominato primo conservatore del Museo Civico; a lui si deve l'istituzione dell'Archivio Storico Civico, con il trasferimento da Palazzo Mezzabarba allo Stabilimento Malaspina, tra il 1895 e il 1903, di tutti i documenti comunali anteriori al 1815.

La decisione fu contrastata soprattutto dal sindaco Pietro Pavesi che nell'adunanza del Consiglio comunale del 12 febbraio 1900, proponendo l'iscrizione di lire mille nel bilancio del 1900 per avviare l'ordinamento dell'Archivio, così parlò:

E' parso alla Vostra Giunta che non potesse disinteressarsi dell'Archivio comunale onde metterlo nelle condizioni di riuscire veramente utile, sia dal lato amministrativo che agli studi di storia locale, da alcuni anni in lodevole risveglio, indice certo di civile progresso...

Per cui adesso l'archivio vecchio è in parte al Malaspina, in gran parte e in deplorevole stato nella ex chiesa di San Quirico, dove venne trasportato nel 1875, dopo l'acquisto di questo Palazzo comunale.

Alla vostra Giunta s'affacciano tre soluzioni del problema:

1) riordinare qui quanto ci resta e, fu sconvolto nei successivi ordinamenti secondo disparati criteri, e adattarne la sede, lo che sarebbe di molto vantaggio nella consultazione di alquante pratiche in corso;

2) passare tutti i documenti anteriori al secolo attuale al Museo civico di Storia patria, dove però mancano locali per disporli e non basterebbe più l'unico, per quanto competente, personale prof. Rodolfo Maiocchi;

3) iniziare trattative per l'istituzione in Pavia di un Archivio di Stato...La Giunta studierà il da farsi...

E la Giunta decise tra il 1895 e il 1903 di completare il trasferimento della parte antica dell'Archivio comunale presso i locali del Museo civico.

Dal 1939 al 1946 la direzione del Museo spettò a Luigi Magnaghi, Ufficiale Sanitario del Comune a titolo gratuito che raccolse l'eredità di Renato Sòriga.

Negli anni Cinquanta, avviato il progressivo trasporto del Museo nella sede del Castello, si progettò che l'intero Stabilimento Malaspina divenisse sede della Biblioteca e dell'Archivio storico.

Tra il 1978 e il 1979 lo Stabilimento di Belle Arti Malaspina fu restaurato e attrezzato come sede della Biblioteca civica “Carlo Bonetta” e dell'Archivio Storico Civico, le cui strutture risultar raddoppiate. Ciò consentì di accogliere la documentazione dell'Archivio Comunale fino al 1940 depositata in precedenza presso il Palazzo municipale e di acquisire altri fondi di varia consistenza. L'ultima acquisizione in ordine di tempo, si riferisce alla donazione degli studi professionali dell'ingegnere Carlo Alberto Sacchi e degli architetti Marco Chiolini ed Enrico Sacchi (2016).

Restano depositate a Palazzo Mezzabarba, per mancanza di spazi, le annualità della documentazione del Comune di Pavia dal 1941 al 1985, in attesa del trasferimento presso il nuovo Polo Culturale Santa Clara.


Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle seguenti pubblicazioni.

  • Per così piantare col tempo la sua picciol libreria, 1887-1897. Catalogo della mostra. Pavia, Logos International, 1987.
  • Immagini della Biblioteca Bonetta. Comune, Assessorato alla cultura. Pavia, Edizioni Nuova tipografia popolare, 1999.
 

Dove

 
Piazza Petrarca 2 - 27100 , Pavia (PV)

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